Il solito cialtrone di turno…
Appunti
Differenze tra la Gertrude di Manzoni e "La monaca" di Diderot
21 apr
Gertrude, famoso personaggio de “I promessi sposi” e Suzanne, protagonista de “La Monaca” di Dederot, presentano alcune differenze caratteriali.

La prima, istruita inconsapevolmente ad una vita religiosa fin da piccola, cade nella trappola della monacazione per errori da lei stessa compiuti. Decide infatti di prendere i voti come soluzione alla situazione esasperante in cui il padre la fa vivere in casa.
Gertrude, dal punto di vista caratteriale, è molto arrendevole e si rassegna con facilità.
Suzanne, invece, combatte ferocemente contro la famiglia, per la libertà, consapevole del destino che l’attende. È forte e determinata e affronta gli oppositori senza paura. La sua incrollabile volontà di ribellione tuttavia non sortisce la liberazione.
La società delle famiglie fondate sul patrimonio è spietata ed entrambe le sventurate avranno una vita assai infelice.
Analogie fra i Promessi Sposi e Ivanhoe
1 nov
Nella descrizione iniziale dell’Ivanhoe, Scott scrive in un modo più rigido, schematico e oggettivo rispetto a Manzoni che mantiene nei Promessi Sposi un ritmo simile a quello degli aedi e dei cantori. Manzoni inoltre fa qualche affermazione ironica sul comportamento dei bravi, cosa che invece non si percepisce nel romanzo di Scott.
L’autore scozzese scrive a proposito di druidi e maghi e questo denota lo stile gotico e fantasioso che prevale anche nel resto del romanzo.
I due autori hanno comunque delle cose in comune nello schema di scrittura. Entrambi i romanzi iniziano con una descrizone paesaggistica, passando poi ad un’inquadratura storica e, successivamente, alla presentazione dei personaggi. Anche su questi troviamo un’analogia, vengono presentati nello stesso modo Don Abbondio di Manzoni e i due servi anglosassoni di Scott, ma anche Rowena e Lucia.
I Promessi Sposi, secondo capitolo
29 ott
Dopo una notte passata a riflettere sul come risolvere il problema, Don Abbondio si alza per aspettare l’arrivo di Renzo che, come previsto, si doveva recare a casa del curato per accordare il matrimonio e decidere l’ora della cerimonia.
Arrivato il giovane, Don Abbondio intavola una discussione ruminando pretesti per giustificare la sua scelta di annullare le nozze.
Non riuscendo ad addurre motivi validi, il curato cerca di confondere il povero Renzo con scuse e parole dotte, affermando che non tutte le trattative legali erano state completate.
Dopo un lungo discorso riesce a convincerlo a posticipare il tutto di qualche giorno ma Renzo, avendo il sospetto di una qualche complicazione più grande di quella farfugliata da Don Abbondio, riuscì a cavare il segreto dalla bocca di Perpetua.
Venuto a conoscenza della confessione della donna, don Abbondio viene colto da una terribile angoscia, che rivela ancora una volta la debolezza d’animo del personaggio.
Renzo, infuriato, si dirige a passo veloce verso la casa di Lucia per raccontarle l’accaduto; giunto a destinazione trova l’amata insieme alla madre e ad alcune amiche, e chiamandola da parte le annuncia la sua scoperta.
Il capitolo si chiude con un accenno di Lucia ad un fatto successo pochi giorni prima che, congedate le altre persone, si accingeva a raccontare al povero Renzo e alla madre.
Capitoli Precedenti:
Primo
I Promessi Sposi, primo capitolo
1 ott
L’incipit del romanzo è “in medias res”, l’autore sceglie quindi di omettere l’inizio del racconto e trascina il lettore nel cuore della narrazione.
Nel primo capitolo de “I Promessi Sposi” vediamo una descrizione oggettiva del paesaggio da più prospettive, prima dalla cima dei monti e poi dalle pendici. I viottoli, che si intrecciano e si scontrano, rappresentano un po’ la trama della storia, piena di vicende di grandi e piccoli personaggi che si intersecano fra loro grazie a questi grovigli di situazioni.
Dall’oggettività si passa alla soggettività, con la descrizione di Don Abbondio. La prima caratteristica che Manzoni ci svela è proprio il modo di muoversi del curato, il suo camminare, ed entra nei particolari riportando anche il movimento delle mani nella lettura del breviario.
Don Abbondio è un uomo che vive con perenne pigrizia, seguendo ritmi molto lenti.
La narrazione, dopo aver accennato ai due bravi appoggiati su un muricciolo, fa una pausa, tornando ad un’inquadratura più ampia per permettere all’autore di soffermarsi sull’ambientazione della storia. Il 1600 è un tempo caotico, privo di un senso della legge, nel quale lo Stato è forte con i deboli ed indulgente con i forti.
Manzoni trasmette questa visione (che probabilmente nel ’600 è al massimo grado) ma tenta anche di farci capire che questo fenomeno non è legato solamente a quel periodo specifico, ma comune a qualsiasi epoca storica.
Il curato è un personaggio comico ma allo stesso tempo tragico, che in un mondo così ingiusto si è ricavato il suo spazio cercando di allontanare timori e preoccupazioni; nella vicenda vedrà tuttavia distruggersi tutte le sicurezze che quella classe riteneva potergli offrire.
Il capitolo si conclude con il suo ritorno in canonica. Già dalle prime battute viene mostrato il carattere di Perpetua, che vedendo Don Abbondio in uno stato di grande preoccupazione, si insospettisce, e alla fine riesce a tirargli fuori la verità.
Capitoli Successivi:
Secondo