Il solito cialtrone di turno…
Notizie
La fine delle WebTV?
27 lug
Alcuni giorni fa l’Agcom ha emanato due delibere (n. 258/10/CONS, n. 259/10/CONS) con le quali ha avviato le consultazioni su due schemi di regolamento concernenti la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica e la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta.
Guido Scorza, esperto in diritto delle nuove tecnologie, scrive sul suo blog:
“Conviene dire subito che gli schemi di regolamento allegati alle delibere, se approvati nell’attuale formulazione, trasformerebbero la Rete italiana in una grande TV e gli unici in grado di fare informazione ed intrattenimento online sarebbero proprio i Signori della TV. Un ciclone di costi e burocrazia si abbatterebbe sul mondo delle micro web tv italiane e la sensazione è che solo poche potrebbero sopravvivere”.
Se i due testi venissero approvati, infatti, le web tv si troverebbero catapultate in un mondo di burocrazia, documenti, normative che minerebbe alla base una qualsiasi (piccola) realtà informativa sul web.
Le web TV si troverebbero, ad esempio, costrette a richiedere all’Agcom due autorizzazioni: una per trasmettere in modalità streaming ed una per trasmettere on demand; costo: 3.000€ cadauna.
A questo bisogna aggiungere tutta una serie di documenti e normative a cui le Web TV devono dar conto. Le sanzioni in caso di inottemperanza sono precise e salate. Una morte rapida? Staremo a vedere, certo è che la FEMI (Federazione Italiana delle Micro Web TV) sta combattendo strenuamente le due delibere, vedendo in esse la sostituzione delle Web TV a favore dei media tradizionali, di chi detiene già canali di informazione e dei più ricchi. I soliti noti insomma.
On. Carlucci e Prof. Mariani: tragicomico neorealismo
8 dic
La notizia che voglio raccontarvi oggi non è proprio recentissima (febbraio/marzo 2008), ma – visto che (come d’altronde prevedibile) non ha avuto alcun risalto nei grandi media – sento il bisogno di condividerla.
La vicenda (riassunto)
Il professor Luciano Maiani, presidente del CNR (Centro Nazionale di Ricerca) dal 2008, già autore di importantissimi studi sulle particelle e stretto collaboratore del premio Nobel Sheldon Lee Glashow, è uno dei firmatari del documento che chiedeva al Rettore della Sapienza di rivedere la sua decisione di invitare il Pontefice il giorno dell’apertura dell’Anno Accademico, e non – magari – in qualche altra occasione meno simbolica per la laicità dell’Università.
Al momento di riconfermare la Presidenza del CNR, i fisici votano tutti per Maiani, in Parlamento – tuttavia – alcuni cattolici ultraconservatori (addirittura l’On. Egidio Sterpa di Forza Italia abbandona l’aula in segno di “protesta contro l’intolleranza”) non rinnovano la fiducia a Maiani.
Per giustificare l’accaduto l’On. Gabriella Carlucci, a nome di Forza Italia, invia una lettera al Ministro Mussi e al Presidente del Consiglio Romano Prodi nella quale calunnia gravemente la reputazione di Maiani, che secondo la parlamentare sarebbe addirittura stato deriso dal premio Nobel Sheldon Lee Glashow e dal grande fisico John Iliopoulos. Mussi tuttavia non dà conto alla lettera e conferma ugualmente Maiani al CNR. Continua >
Di stallieri e lavandai
28 set
Questa è una bella e lunga storia – purtroppo anche vera – che inizia nella metà degli anni ’60, quando due uomini, uno di Milano, l’altro di Palermo, si incontrano all’Università Statale di Milano, facoltà di Legge. Si chiamano Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, sono laureati entrambi in Giurisprudenza, fanno amicizia e si piacciono molto. Ad un certo punto Dell’Utri torna in Sicilia a lavorare in Banca, Berlusconi rimane a Milano, fa il palazzinaro (non si sa con quali soldi, ma non è questo il problema). Nel ’73 Berlusconi acquista la sua prima villa (Arcore) dalla famiglia Casati Stampa e sceglie come Segretario Dell’Utri, che lascia l’impiego in Banca e si trasferisce nella villa.
Iniziati i lavori di ristrutturazione, nasce l’esigenza di assumere un altro dipendente, uno stalliere; in tutta la Brianza Dell’Utri non riesce a trovare nessun dipendente all’altezza, alla fine – disperato – arriva a Palermo e lì, finalmente, trova l’uomo giusto, si chiama Vittorio Mangano – purtroppo è anche un mafioso, ma non si può sottilizzare, è l’unico – lo porta dunque a Milano con la moglie, le due figlie e la suocera. Dell’Utri racconterà che glielo aveva presentato un suo amico lavandaio, Tanino Cinà – condannato per mafia insieme a lui – perché Mangano era tifosissimo della Bacigalupo, squadra allenata da Dell’Utri; è infatti proprio quando lo vede tirare le righe del campo col gesso che finalmente Dell’Utri si decide dell’esperienza di Mangano come stalliere, viene così promosso ad Arcore dove inizia la sua brillante carriera. Lavora accompagnando Berlusconi in ufficio ed i suoi figli a scuola, sgancia cani feroci la mattina, li riprende la sera, gira col revolver nel calzino, mangia con Berlusconi, e a questo punto inizia a prendersi delle libertà, invita ad Arcore alcuni suoi amici, non si sa chi sono, alcuni pentiti affermano essere latitanti che svernavano così, ogni tanto, a casa di Berlusconi.
Mangano rimarrà alla villa per altri due anni, fino all’ottobre ’74, quando decide di andarsene anche a causa delle pressioni della stampa che – a seguito delle sue ripetute visite a San Vittore – fa sorgere alcune domande. Qualche tempo dopo, nell’ottobre ’76, Mangano e Dell’Utri si ritrovano in un ristorante di Milano, “Le colline Pistoiesi”, alla cena di compleanno del boss Antonino Calderone. Alle domande dei giudici, successivamente, Dell’Utri risponderà che nemmeno conosceva i commensali, immaginatevi quindi una festa di compleanno, con torta e candeline, una pletora di mafiosi che soffia felice, ed un pover’uomo in disparte che consuma mogio la sua fetta di torta, non conosceva nessuno, non glieli avevano presentati.
Nel ’77 Dell’Utri lascia la Fininvest e va a lavorare da Rapisarda, a cui corrisponde una fedina penale ancora più lunga di quella di Mangano; riceve l’incarico di amministrare una società ma Dell’Utri la manda in bancarotta fraudolenta nel giro di un anno, il fratello viene addirittura arrestato, lui incriminato, Rapisarda scappa all’estero ospite del clan Cuntrera-Caruana in Venezuela, e Dell’Utri si imbuca a casa sua perché non sa più dove andare. A questo punto, nel 1980, Mangano viene arrestato da Giovanni Falcone; negli stessi mesi si sposa a Londra un boss trafficante, Jimmy Fauci. Partecipa al matrimonio tutto il gotta di Cosa Nostra, c’è persino Francesco di Carlo (quello sospettato di aver impiccato Roberto Calvi), va anche Dell’Utri; anche in questo caso dobbiamo tuttavia immaginare che il pover’uomo si trovava per caso a Londra, precisamente per la mostra dei vichinghi (come dichiarerà ai giudici), incontra casualmente Tanino Cinà, si imbuca alla festa, ma non conosce nemmeno lo sposo. Chi non va a Londra per vedere la mostra dei vichinghi portandosi in valigia un tait? Mangano viene intanto condannato al maxi-processo a 13 anni per traffico di droga.
Dell’Utri torna all’ovile, da Berlusconi, che lo promuove amministratore delegato e presidente di Publitalia, diventa così – dopo quel bel successo che aveva fatto con la bancarotta – numero due, alla pari di Confalonieri. Craxi nel frattempo è diventato da tre anni Presidente del Consiglio. Nel 1986 la mafia decide di cambiare cavallo, non vota più democristiano, alle elezioni europee dell’87 voterà infatti socialista. Cosa Nostra vuole però contrattare i voti, casualmente esplode una bombetta (non si può chiamare vera bomba, una specie di raccomandata) nella casa di Berlusconi a Milano, in via Rovani. Arrivano i Carabinieri, Berlusconi incolperà Mangano. Dell’Utri tuttavia vuole indagare personalmente, chiama dunque Tanino Cinà, il quale prende l’aereo da Palermo, arriva a Linate e da una cabina pubblica chiama casa Dell’Utri, risponde il bambino che dopo qualche esitazione risponde tutto contento “Tanino! Sei tu!“. Anche il figlio di Dell’Utri conosce questo lavandaio di Palermo poi condannato in primo grado per mafia; passa la cornetta al padre, i due parlano. Subito dopo Dell’Utri chiama Berlusconi ed esordisce “Silvio, ho parlato con Tanino“, Berlusconi non batte ciglio, già lo conosce. Si scoprirà poi che il clan che ha messo la bomba era quello di Santapaola. La storia, molto lunga, ovviamente prosegue.
Marcello Dell’Utri è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, ed è stato condannato in Tribunale, in primo grado di giudizio, a nove anni di reclusione; ha fatto ricorso contro la condanna, ha fatto ricorso anche la Procura di Palermo, sostenendo che la pena era troppo lieve. Al processo di appello si è lavorato per tre anni, dal 2006 al 2009; nel corso del processo d’appello la pubblica accusa ha chiesto di depositare nuovi elementi di prova e la Corte d’Appello li ha respinti quasi tutti, anche nell’ultima udienza ha respinto i nuovi elementi indiziari portati dal Procuratore Generale Antonino Gatto. Erano le novità emerse dal fronte Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Si chiama Massimo Ciancimino, a casa sua è stato trovato un lembo di una lettera che Provenzano ha indirizzato a Berlusconi, purtroppo l’altra parte è scomparsa. La parte che è stata trovata e che oggi possediamo è rimasta invece sepolta in uno scatolone della Procura di Palermo, fino a quando non è cambiato il Procuratore: è andato via il Procuratore Grasso ed è arrivato il Procuratore Messineo, che ha rimesso a lavoro i magistrati estromessi dal lavorare sulla mafia nella gestione precedente. I magistrati sono andati a ravanare negli scatoloni e hanno trovato il preziosissimo lembo di lettera. A questo punto si sono precipitati, stava finendo il processo d’appello Dell’Utri: i giudici, prima delle vacanze, stavano per dare la parola al Procuratore Generale per la requisitoria, quando sono arrivate queste nuove carte, che dire importantissime è dire poco. Provenzano scrive a Berlusconi, ovvero il capo della mafia che scrive all’attuale capo del governo, lo chiama Onorevole (si riferisce dunque all’impegno politico di Berlusconi), ed è probabilmente successiva al ’93 / ’94.
Provenzano promette appoggio politico a Forza Italia, in cambio della disponibilità di una rete televisiva. Minacciava, in caso contrario, di dare luogo ad un “triste evento”: così lo chiama Provenzano o chi, materialmente, ha vergato questa lettera. ll triste evento, secondo il figlio di Ciancimino, era il rapimento o l’assassinio del povero Piersilvio. Naturalmente tutto è andato bene, Berlusconi junior è più vivo che mai, non ha mai subito attentati o tentativi di sequestro, quindi dobbiamo pensare che quella lettera, in qualche modo, abbia avuto soddisfazione.
Io per il terremoto non do un euro!
2 giu
Riprendo il titolo provocatorio di Giacomo di Girolamo. Ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà soldi dal conto telefonico, non manderò alcun sms, non partiranno bonifici, nè versamenti alle poste. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato le trasmissioni non-stop, gli appelli televisivi, le testimonianze sospirate dei politici. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà che in questo momento io possa fare.
Non do un euro, perché è proprio lo stereotipo dell’italiano buono e generoso che rovina questo paese, quello del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude ma che poi, alla fine, nel momento della tragedia, sa farsi perdonare tutto e fa a gara a chi da di più. Io sono stanco di questa Italia, non voglio si perdoni più nulla; è un circolo vizioso, il giorno seguente si ricomincia come prima. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Quando ci fu il Belice gli italiani si mossero, e diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì molti fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale, per la ricostruzione. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte allo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi – ogni volta – si continua imperterriti come prima?
Non do un euro, perché paghiamo le tasse. E in questi soldi ci sono già dentro quelli per la ricostruzione, per gli aiuti, per la Protezione Civile, che però vengono sempre spesi per fare altro. Ogni volta viene chiesto aiuto agli italiani. Basta. Rischiamo di farla diventare una tradizione, di lanciare (involontariamente) il pericolosissimo messaggio che poi, anche se lo Stato compie le peggiori azioni di questo mondo, ci sia il popolo, mosso da compassione, che perdona tutto e ripaga qualsiasi danno. Basta mandare qualche inviato a raccogliere bambole fra le macerie per far breccia nel cuore degli italiani e fargli dimenticare come – solo pochi decenni prima – accadeva lo stesso e i colpevoli restavano impuniti.
Nelle tasse c’è previsto – infatti – anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le tasse paghiamo anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
Non do un euro per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Non do un euro, ma il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno.
Lettore disattento, aspetta a darmi del bestemmiatore. Non parlo da egoista, cinico e antisociale, questo ragionamento è dettato dal serio bisogno di far cambiare le cose, di modificare questa politica di malgestione del denaro pubblico, che, ripeto, si sente “protetta” dalle associazioni di volontariato che vanno sempre a parare l’operato dello Stato pasticcione di cui si parlava prima. Guardiamo oltre il nostro naso, donando uno/due/tre euro rischiamo soltanto di favorire la passerella di politici e gente che – al contrario di chi dona soldi in modo sincero – sfrutta tragedie e disgrazie per farsi bello. Andiamo oltre, esigiamo il nostro diritto, da cittadini italiani, da contribuenti, a veder spesi in modo corretto in nostri soldi (ad esempio per la ricostruzione), altrimenti arrivederci alla prossima tragedia, chi manda indietro il nastro?
Vittorio Arrigoni libero!
21 gen
Visto che mi sembra alquanto trascurata come notizia, ecco gli aggiornamenti sulla situazione di Vittorio Arrigoni, attualmente a Gaza e sottoposto a gravi minacce di morte.
l’ISM è l’International Solidarity Movement e Vittorio Arrigoni è un volontario Pacifista del Free Gaza Mouvement che attualmente si trova proprio a Gaza dove fa servizio nelle ambulanze e tiene un blog dal quale informa la Vera situazione che c’è a Gaza.
Un Movimento di Estrema Destra Americano ha varato un sito per combattere l’ISM e ha messo una Taglia su Vittorio Arrigoni!
Il sito al momento è stato oscurato, la taglia si trovava subito in prima pagina.
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Annozero, Santoro, varie ed eventuali…
4 mag
Ho appena finito di leggere con un misto di disgusto e rabbia un articolo del Tempo (non merita alcun link) che criticava Michele Santoro, il suo programma e l’aver trasmesso spezzoni del discorso di Beppe Grillo a Torino, in occasione del V2-Day.
Non parlare di un evento che ha coinvolto milioni di persone in tutta Italia sarebbe stato censura, parola alla quale siamo ormai abituati da tempo.
Ritengo poi inaccettabile NON il comportamento di Santoro, ma di Sgarbi, che durante tutta la trasmissione ha sfoggiato il suo peggior repertorio, riuscendo a rovinare ogni intervento costruttivo, come quello del povero Travaglio e della bravissima Norma Rangeri.
Una delle critiche rivolte al comico – che usa sì un linguaggio colorito, ma sicuramente più accettabile di quello che molti leader politici usano nei comizi e talora anche in Parlamento – è stata il mettere in discussione quanto detto da Veronesi, il quale aveva affermato che gli inceneritori non comportano ALCUN rischio per la salute. A supportare Grillo però è la stessa Associazione Medici per l’Ambiente, una fucina di giganti dell’epidemiologia italiana, per i quali «l’assenza di rischi legati alla presenza di inceneritori» non corrisponde alla verità scientifica.
Sinceramente sono sempre più disgustato, ora vengono criticati (gli unici) programmi interessanti (e veramente “informativi”) di tutto il panorama televisivo nazionale!
Petruccioli, ormai universalmente conosciuto come portatore ufficiale di acqua con le orecchie a Berlusconi, ha definito «arbitrario e indecente» l’uso che Santoro avrebbe fatto dello spazio a lui concesso.
Michele Santoro, in un comunicato, ha risposto giustamente: «La RAI appartiene al servizio pubblico, non ai partiti, e la libertà di espressione è tutelata dalla Costituzione».
Basta alle azioni neo-naziste, ricordiamo l'Apologia del Fascismo!
30 apr
Da Repubblica.it di ieri:
Distrutta la targa commemorativa delle vittime delle Fosse Ardeatine in piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, vicino al municipio XIII. L’atto vandalico è avvenuto domenica notte: la lapide è stata frantumata, probabilmente con un piccone, e sopra è stato scritto, con la vernice «Il popolo di Ostia inneggia al Duce. Onore alla R.S.I.».
Non so proprio cosa dire, c’è ancora gente pronta a difendere le azioni di criminali (perché non erano nient’altro)! Questo scempio va punito, i nazifascisti sono la vergogna del paese.
Armati di manganelli e pugni di ferro, coperti da un passamontagna per non farsi riconoscere, picchiano a sangue immigrati e oppositori di ogni tipo, fingendosi poi innocui a manifestazioni pubbliche e/o riprese dalle televisioni.
Convinti che Mussolini era un povero innocente, che non erano opera sua le leggi razziali in Italia, che lui non poteva fare altro perché Hitler avrebbe distrutto l’Italia se quest’ultima non si fosse alleata con lui.
E poi basta col dire che la storia la scrivono i vincitori, non significa niente!
I libri di storia possono essere cambiati, è vero (non faccio nomi… Berlusconi) ma chi conosce veramente i fatti, la storia, la sa!! E non è certamente a favore dei fascisti!!
Chi si definisce fascista e nazista si rifà sicuramente al modello mussoliniano e hitleriano, perchè il “fascismo è azione”, e la sua ideologia corrisponde precisamente al modo in cui si è concretamente realizzata.
Chi si definisce comunista, invece, non necessariamente approva tutti i metodi del modello sovietico, perchè i mezzi utilizzati in URSS non sono parte dell’ideologia comunista, e perchè, ad ogni modo, lo stalinismo non ne è stato la sola espressione, l’esempio più lampante è stato quello italiano!
Per concludere ricordo a tutti che l’Apologia del Fascismo è un reato previsto dalla legge Scelba del 1952, che punisce severamente chiunque «esalti pubblicamente esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
Assorbenti interni: tossici (?)
6 apr
Secondo alcune voci gli assorbenti interni contengono due sostanze che potenzialmente pericolose:
Rayon (per assorbire) e diossina (un prodotto chimico usato per biancare i prodotti).
L’industria degli assorbenti interni è convinta che le donne abbiano bisogno di prodotti candeggiati, sbiancati per pensare che il prodotto sia puro e pulito.
Il problema è che la diossina prodotta nel processo sbiancante può portare gravi danni all’organismo! La diossina, lenta a disintegrarsi, è stata associata a cancro ed endometriosi da studi clinici ed è tossica per il sistema immunitario e riproduttivo.
Quando fibre degli assorbenti interni restano nel collo dell’utero (come di solito accade), ciò crea un “serbatoio” di diossina nel corpo. Tra l’altro, resta all’interno molto più a lungo di quanto rimarrebbe con assorbenti interni fatti solo di cotone, perchè il rayon è più leggero e tende ad attaccarsi.
Questo è anche il motivo per il quale la TSS (Sindrome da Shock Tossico) può colpire donne che usano assorbenti interni (come potete leggere dal foglio informativo di TUTTI gli assorbenti interni in commercio).
Quali sono le alternative?
Usare assorbenti esterni, o prodotti non sbiancati e fatti completamente di cotone. Anche altri prodotti d’igiene femminile (assorbenti esterni/fazzoletti) contengono diossina, ma non sono tanto pericolosi quanto gli assorbenti interni. Sfortunatamente, prodotti non sbiancati e in cotone si trovano quasi solo in negozi di prodotti biologici.
Nel 1989 degli attivisti inglesi organizzarono una campagna contro lo sbiancamento attuato con cloro.
Sei settimane e 50000 lettere dopo, i produttori di diversi prodotti sanitari passarono all’ossigeno.
Come mai l’uso di questi prodotti non è punito dalla legge?
La (terribile) risposta è che non essendo alimenti sfuggono anche ai più semplici test.
Tempo fa è stata addirittura paventata la presenza di una piccola percentuale di amianto, per indurre nell’organismo femminile una emorragia più intensa e consumare più assorbenti, tuttavia questa affermazione è stata più volte smentita.
La presenza della diossina e degli agenti sbiancanti è invece confermata da più parti e rappresenta una vera minaccia.
eBay, vittoria legale contro Netcraft
22 dic
La battaglia giudiziaria fra eBay e Netcraft – iniziata a Maggio di questo anno – è giunta al termine.
Netcraft aveva avviato una causa per una presunta violazione di due brevetti tramite PayPal, è di due giorni fa la notizia che la corte distrettuale del Wisconsin ha decretato la vittoria della casa d’aste.
Tuttavia, a guastare le feste, è la scoperta di un accordo con Netcraft per avere in licenza i brevetti in questione, nel caso l’esito della causa fosse risultato negativo.
Molte fonti riportano comunque dichiarazioni positive dell’azienda: «Siamo molto contenti che la Corte abbia sentenziato per il meglio. Continueremo a proteggere gli interessi della nostra comunità globale di clienti e utilizzatori e di tutti i business che per sopravvivere contano su eBay».
Wikipedia sventa pressioni per addolcire la guerra in Iraq
12 dic
Nell’estate 2005 la voce su Wikipedia dedicata all’invasione dell’Iraq avvenuta nel 2003 subì una singolare modifica. Quest’ultima è ora al centro dell’attenzione grazie all’avvenuta identificazione dell’indirizzo IP dal quale provenirono le suddette correzioni. L’indirizzo non appartiene ad un provider comune, bensì alla House of Representatives degli Stati Uniti.
Molto probabilmente un esponente dell’amministrazione Bush, allarmato dal calo di popolarità e consenso in seguito all’ormai evidente inconsistenza delle prove fornite sulla presenza di armi di distruzione di massa, ritenne opportuno un cambiamento della voce.
Il correttore “di parte” rivide molti pezzi addolcendo la sostanza di frasi scomode e minimizzando le responsabilità del governo. In dettaglio nella frase «Alcune delle prove per una connessione tra i due [il governo iracheno e al-Qaeda, ndr.] si dimostrarono informazioni errate provenienti da alcune fonti» venne sostituito il soggetto con un si passivante in grado di sollevare la scomoda posizione dell’amministrazione: «Si sostiene che alcune delle recenti prove che evidenziavano una connessione tra i due fossero informazioni errate provenienti da alcune fonti».
Nella frase riguardante i servizi di intelligence britannici che terminava con «Gli obiettivi di Bin Laden sono ideologicamente in conflitto con l’Iraq dei giorni nostri» fu aggiunto: «Questo naturalmente non smentisce un legame con lo scopo di nuocere gravemente agli Stati Uniti». Ancora più esplicita l’aggiunta alla fine del paragrafo sulla totale assenza di collegamenti fra l’operato di Saddam Hussein e gli eventi dell’11 Settembre 2001: «Un collegamento di questo tipo non è mai stato utilizzato dal Presidente Bush o dalla amministrazione Bush come motivazione per l’invasione; nonostante ciò, in molti credono che esistesse questo genere di collegamento».
Nei giorni seguenti, venne rimossa la quasi totalità di queste modifiche e ripristinata la versione precedente integrando addirittura alcune prove documentate.
Una vittoria dunque per Wikipedia, la più grande enciclopedia libera del mondo, nella quale ognuno può contribuire con le proprie conoscenze ma nello stesso tempo chiunque può smentirlo, aldilà del potere politico in suo possesso.