Il solito cialtrone di turno…
Film
Film: "Ratataplan"
7 feb
Recensione: “RATATAPLAN”, di Maurizio Nichetti
La trama sconclusionata, i visi intensi e fuori dal comune e la particolarità del muto ne fanno una fra le pellicole più visionarie e fantasiose del cinema italiano. Un film comico dove non ci sono battute, ciò che fa ridere sono le situazioni, i colori e l’eccezionale espressività degli attori.
La vita è dura per il giovane Colombo. Abita in un palazzo fatiscente, dove vivono una donna perennemente incinta, un maestro di ballo liscio, bambini urlanti ed una ragazza che colleziona stracci.
Lavora in un chiosco in cima ad una collina, fa parte della sfortunatissima compagnia teatrale “Quelli del grock”, e costruisce robot grazie alla sua mente geniale.
I personaggi non parlano. Urlano, schiamazzano, ma non una parola esce dalla bocca del protagonista, il quale in questo modo si ritaglia un mondo unicamente per sé stesso.
A dargli la spinta sarà la ragazza che colleziona stracci, che lo porterà in un magazzino pieno di vecchi vestiti, dove si rotoleranno insieme riscoprendo in modo inaspettato la felicità.
Film: “L’uomo delle Stelle”
27 gen
Recensione: “L’UOMO DELLE STELLE”, di GIUSEPPE TORNATORE
Una tristezza indiscreta e una risata amara si fondono in l’uomo delle stelle. Le aspirazioni, i sogni e le verità dei siciliani finiscono in una macchina da presa ingannatrice.
Il suo proprietario, Joe Morelli, truffa la povera gente, facendogli sostenere un falso provino per 1.500 lire, in cambio gli regala qualcosa in cui credere: l’aspirazione di recitare in un film, grazie all’Universalia cinematografica. Il pastore, il carabiniere, l’ultimo dei mille, la figlia della Vergine Maria si aggrappano alla speranza di poter cambiare vita, di uscire dalla loro realtà e approdare in un altro mondo, anche non magico, ma almeno migliore. E Joe Morelli, se pur con i rimorsi di coscienza, li asseconda nelle loro ambizioni, non solo per soldi. Il falso talent-scout ha infatti bisogno dei guai degli altri, delle loro aspettative e soprattutto ha bisogno della loro verità. Ha bisogno del segreto dei piccoli e dei grandi per riuscire ad ammettere il suo…
Film: “Si può fare”
22 gen
Recensione: “SI PUÒ FARE”, di GIULIO MANFREDONIA
Nello, malvisto dal sindacato, viene retrocesso ed esiliato in una cooperativa di malati mentali. L’iniziale scetticismo lascia spazio all’entusiasmo e al suo spirito costruttivo, e Nello inizia a socializzare con i suoi nuovi “dipendenti”, impegnati fino a quel momento in (inutili) attività assistenziali. Il nuovo direttore propone subito alla cooperativa di cimentarsi per la prima volta in un lavoro vero. Iniziano così a delinearsi i vari personaggi, le storie e i problemi di ognuno.
Nello, per niente scoraggiato ed intimorito da questi ostacoli (tutt’altro che insuperabili) raccoglie le idee di tutti e con entusiasmo esclama: “Si può fare!“.
I “soci”, dapprima scettici e quasi affezionati agli inutili (ma semplici e rodati) lavori assistenziali, iniziano a credere nel progetto, partecipando attivamente. La Cooperativa 180 (in onore della legge 180/78, di Franco Basaglia), inizia a respirare un’aria nuova, e ognuno trova un proprio spazio per esprimersi, anche non avendo le parole. La Cooperativa riesce ad andare avanti e a conquistarsi una fetta di mercato, e con essa anche i ragazzi iniziano a ritrovare la “normalità”, scoprendo le proprie potenzialità e riacquistando fiducia in loro stessi. Vanno a vivere da soli, riducono l’assunzione di psicofarmaci e cominciano ad avere i problemi delle persone “normali” (innamoramento, sesso, vita di coppia, vita sociale, ecc) ma l’aria idilliaca e perfetta di questo inaspettato cambiamento si dissolve improvvisamente, imbattendo in qualcuno troppo fragile per abituarsi così rapidamente a questa nuova vita. Emerge così anche il dramma dell’oppressione familiare e di una realtà poco incline all’accettazione del “diverso”, che si ferma spesso alle apparenze, rifiutando qualsiasi apertura verso chi più difficilmente riesce ad ambientarsi in questa società chiusa e menefreghista.
Il film, ambientato proprio negli anni in cui venivano chiusi i primi manicomi, si addentra in un mondo spesso trascurato dal cinema, fatto di esseri umani che provano sentimenti e vivono (almeno ci provano) come noi.
In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Franco Basaglia
Film: "Le vite degli altri"
17 ott
Recensione: “LE VITE DEGLI ALTRI”, di FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK
Berlino Est, 1984. Il capitano Wiesler, un inflessibile ed incorruttibile agente della STASI, la terribile polizia di stato che spia e controlla scrupolosamente la vita dei cittadini della DDR, si reca a teatro. Terminato lo spettacolo dello scrittore e drammaturgo Georg Drayman, pupillo del regime e fervente idealista, riceve l’ordine di sorvegliarlo.
La decisione, presa dal ministro della cultura Bruno Heimpf e giustificata come un normale e sano controllo ideologico, cela in realtà un mero intento. Il ministro, invaghitosi di Christa-Maria, la bella attrice compagna di Dreyman, vorrebbe trovare prove a carico dell’artista per sbarazzarsene e avere campo libero.
Ascoltando giorno e notte ciò che accade in casa di Dreyman, Wiesler entrerà nelle loro vite che, involontariamente, lo toccheranno profondamente. Il capitano, commosso e non più tanto convinto di fare il giusto, protegge le vite degli altri e nasconde le frequentazioni dissidenti dello scrittore consegnando falsi rapporti e, consequenzialmente, rinunciando ad una promettente carriera.
Costruito come un thriller, il film tiene con il fiato sospeso e ricostruisce nei minimi particolari la stretta sorveglianza, le perquisizioni, la prigionia e gli interrogatori in una Germania fredda e struggente, divisa in due da un muro lungo 46 KM che attraversava non solo le strade, ma soprattutto i cuori e le esistenze dei tedeschi.
Film: "Tutta la vita davanti"
13 mag
Tosto, diretto e terribile come sempre, Virzì si intromette nel discorso indubbiamente attuale del precariato e in “Tutta la vita davanti” mostra sotto una nuova luce la società dei contratti a progetto, dei call center e dei giovani in generale.
Marta (Isabella Ragonese), neo-laureata “col botto”, si ritrova così a fare i conti col mondo del lavoro, che ad un primo acchitto sembra non offrirle nient’altro che una sedia da telefonista presso la “Multiple”, promettente azienda nel campo delle vendite. Piano, piano, quello che all’inizio sembrava un normale lavoro, si rivelerà un vero e proprio gorgo di falsità e false apparenze che illude i poveri lavoratori con inutili premi, punendoli allo stesso tempo con epici licenziamenti “di piazza” e esaltandoli con training motivazionali.
Gli slogan lungimiranti e i ricatti psicologici dell’azienda guidata da Claudio (Massimo Ghini) sembrano far dimenticare la precarietà del posto e creano una competitività esasperata fra gli invasati venditori, che lottano per ricevere una stupida medaglietta da primi della classe.
Inutili sono i tentativi del debole sindacalista Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) che cerca in tutti i modi di svegliare le ignare telefoniste, degne rappresentanti di una società alienata nella quale la superficialità fa da padrona.
E se Marta può ancora sognare un mondo migliore, tutto attorno resta un ritratto allarmante dell’Italia di oggi. Un film amaro, che lascia con un groppo in gola e manda un segnale forte sul mondo in cui viviamo dove la società offre lavori che blindano le emozioni.
Film: "Come d'incanto"
8 dic
Giselle (Amy Adams) vive ad Andalasia e, come in tutte le favole, ha trovato il suo principe azzurro. I due stanno per sposarsi ma entra in scena una perfida matrigna, la regina Narissa, che non ha alcuna intenzione di perdere il trono e spedisce Giselle nella New York del mondo reale.
La serie di gaffe e lo scontro della protagonista con il vivere comune al quale siamo abituati rappresenta il punto centrale della pellicola e il regista riesce a dosare molto bene la combinazione fra cartoni animati e film.
Giselle incontra Robert (Patrick Dempsey) e a poco a poco si rende conto che l’amore e i sentimenti sono molto diversi da come li aveva sempre vissuti.
La scelta degli attori è stata calibrata, Amy Adams si cala perfettamente nella fiabesca parte di Giselle e James Marsden rende altrettanto bene il regale principe Edward. Buona anche la prova di Patrick Dempsey nei panni di Robert e di Timothy Spall in Nathaniel.
Film: "Le ragioni dell'aragosta"
24 set
Un pescatore di aragoste contatta Sabina Guzzanti per sensibilizzarla sullo spopolamento del mare nella Sardegna occidentale. Inizialmente non interessata, l’attrice si entusiasma quando scopre il passato di operaio alla Fiat del pescatore. Non solo, ma allestire uno spettacolo per attirare l’attenzione dei media sulle aragoste potrebbe essere l’occasione per riunire la banda di Avanzi dopo 15 anni.
Senza contare che Pierfrancesco Loche, una delle colonne del gruppo di allora, si è trasferito nel villaggio di Su Pallosu e sarebbe felice di ospitarli. Inizia così un’avventura artistica e umana esaltante ma anche densa di ostacoli.
A due anni dal successo di Viva Zapatero, la Guzzanti torna al cinema con Le ragioni dell’aragosta, un film meno politico, polemico e compiaciuto, percorso da una vena felicemente introspettiva e personale. La riunione del cast di una trasmissione di culto degli anni Novanta è spunto per una sorta di Grande freddo all’amatriciana mai patetico o autocelebrativo, bensì fresco, sincero e accorato.
Accanto alla gioia di rivedere gli altri e di rievocare una parentesi di lavoro e di vita irripetibile, ciascuno porta in dote i fallimenti personali: Loche ha abbandonato la recitazione per dedicarsi alla batteria nel suo eremo, Antonello Fassari e Francesca Reggiani cedono al panico pochi giorni prima dello spettacolo. Ma il momento di vulnerabilità più commovente appartiene a Cinzia Leone: il suo pianto a dirotto sulla terribile malattia superata mette i brividi.
E anche la storiella sul brodo con cui Loche rincuora la Guzzanti in camerino prima dello spettacolo lascia il segno.
Non mancano divertenti accenni di satira contro Berlusconi e la Fiat, ma il fulcro del film sta nel pudico ritratto di una generazione che credeva di cambiare il mondo e che dal mondo, come tutti, è stata molto ammaccata.
Recensione a cura di Paola De Rosa
Film: “I Simpson”
15 set
La stratosferica stupidità di Homer porta Springfield sull’orlo di una catastrofe. Infischiandosene degli avvertimenti di Maggie getta infatti nel lago della città i bisogni del maiale da lui portato in casa provocando così un irreparabile disastro ecologico. Per isolare il caso l’EPA (Ente Protezione Ambientale) chiude la città in una cupola di vetro, da cui nessuno può più uscire o entrare.
Nel film, quasi Homer-centrico, vediamo il pater familias in conflitto con con madre e figlio, che lo porterà inevitabilmente a ragionare per (forse) una delle poche volte nella sua vita.
Per riacquistare la fiducia in Bart e Marge dovrà riuscire a salvare Springfield, sul punto di scomparire totalmente insieme a tutti i suoi abitanti.
La pellicola è come sempre piena di battute, gag divertenti e nonsense; sicuramente frutto di un grande lavoro.
Ben fatto!
Film: "Disturbia"
2 set
Kale è sempre più irrequieto ed agitato, la perdita del padre in un incidente stradale lo ha scosso ed un giorno arriva a colpire il suo insegnante di spagnolo ingiustificatamente.
Costretto in casa per tre mesi di arresti domiciliari, il ragazzo riscopre molti aspetti del mondo “esterno” prima trascurati. Dalla finestra della sua camera, con l’inseparabile binocolo e la compagnia della bella Ashley e del simpatico Ronnie, osserva la vita delle persone, le differenze e le abitudini di ognuno.
La sua curiosità lo porta però a scoprire anche lati negativi, si convince infatti che nel vicino giardiniere si nasconda uno spietato killer.
In questo sfondo quasi paranoico il regista è bravo nel mischiare la curiosità dello spettatore con l’ansia che qualcosa di decisivo possa accadere da un momento all’altro.
Film: "Una notte al museo"
15 giu
Le visite al Museo di Storia Naturale di New York da un po’ di tempo sono in costante calo e la gestione è costretta a licenziare i vecchi custodi e a sostituirli da un’unica figura, Larry Daley.
Il protagonista è un comune mortale in cerca di un posto fisso ma nelle pellicole tutti possono diventare grandi e vivere emozioni fuori dal normale; il nuovo custode notturno del museo è destinato quindi a partecipare in prima persona ad una delle più spettacolari rivelazioni, di notte tutto nel museo prende vita! :-O
Gli unni di Attila, irriducibili ed aggressivi, si scontrano con gli uomini primitivi, sempre alla ricerca del fuoco. I romani, guidati da Ottavio, combattono contro i cowboy di Jedediah e come contorno a tutto questo caos di epoche, ecco il presidente americano Roosevelt, sempre pronto ad aiutare Larry nelle difficoltà.
Il lungometraggio è adatto a tutti e cerca forse prepotentemente di piacere ad un target il più vasto possibile ma Shawn Levy riesce a far divertire ugualmente il pubblico ed il mio giudizio è pienamente positivo.