Il solito cialtrone di turno…
Libri
Libro: "Tutta colpa di Mick Jagger"
15 apr
Recensione: “TUTTA COLPA DI MICK JAGGER”, di CYRIL MONTANA
Simon è un figlio di “figli dei fiori”, sballottato nell’infanzia tra il nido dell’adorata nonna e asili per bambini di hippies, ed è cresciuto con tutte le dovute conseguenze. A 30 anni deve conciliare la sua già complicata vita sentimentale con l’inseguimento continuo di una madre che è un’inguaribile settantottina, che da vera bohemien gira per gli alberghi più costosi di Francia e che sostiene che le sue emicranie siano causate dal fatto che Mick Jagger si è impossessato della sua testa.
Attraverso una prosa piacevolmente sgangherata che si sviluppa tra flashback e monologhi interiori, Montana fornisce un delizioso ritratto di un immaginario ragazzo-frutto dell’amore libero, perseguitato da paure, manie e totalmente sconclusionato nelle sue avventure amorose, ridefinendo ironicamente l’eredità di quel ’68 tanto idealizzato dagli adolescenti.
Libro: "Due di Due"
5 feb
Recensione: “DUE DI DUE”, di ANDREA DE CARLO
Guido e Mario nascono in una Milano satura di smog, tetra e monotona. Fin dal primo incontro c’è una certa affinità tra i due, Guido è un ragazzo affascinante, pieno di vita e sicuro di sé. Mario, molto più introverso e riflessivo, all’inizio si appoggia all’amico, lo segue incondizionatamente, ne ammira le sfaccettature e cerca di imparare dalle sue mosse.
Nasce così una profondissima amicizia fra i due giovani, che condividono pensieri, riflessioni, la crescente insofferenza verso il mondo che li circonda, le prime contestazioni giovanili. “Due di Due” è la storia dell’amicizia, della crescita, della ricerca della propria strada.
Da subito cogliamo un’immagine di quello scarto doloroso tra la vita che il mondo ci impone e quella che noi vorremmo.
Le strade dei due amici, ad un tratto, si separano. Guido – sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, sorprendente, che potesse rompere quella monotonia permanente alla quale era abituato – parte, gira il mondo cambiando più volte lavoro, nazione, donna. Mario invece inizierà finalmente a crescere e ad imparare a costruirsi la propria vita nel modo più estremo e concreto possibile: ristrutturando con le proprie mani un casale, lontano dalla corruzione, dall’alienazione e dallo stress.
Guido va più volte a trovare Mario, riparte, ritorna, incapace di trovare la felicità e di aggrapparsi ad uno dei suoi equilibri provvisori, diventa scrittore e – dopo mille disavventure per riuscire a far pubblicare il suo primo libro – viene subito a contatto con il filtro di qualsiasi espressione genuina, sempre esasperata fino al grottesco, per renderla vendibile.
Libro assolutamente consigliato, soprattutto ai vari “Guido”, coscienti di essere unici ed infiniti nel loro stare al mondo e ai vari “Mario” (forse il vero eroe del racconto) ed a tutti quelli che, come lui, sanno amare gli uomini.
Libro: "La fattoria degli animali"
26 ott
Recensione: “LA FATTORIA DEGLI ANIMALI”, di GEORGE ORWELL
Chi ha detto che le favole che attraverso gli animali rappresentavano i vizi degli uomini siano finite con Esopo e Fedro?
Questo libro è il più chiaro esempio di favola moderna.
In una fattoria gli animali, stanchi delle ingiustizie degli esseri umani, si uniscono tutti quanti per ribellarsi al loro terribile padrone. Una volta liberi creano un nuovo ordine fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia, in cui la fattoria dovrà essere solo degli animali e l’uomo è un nemico da cui prendere le distanze, in quanto cerca in ogni modo di schiavizzarli.
Ma ben presto prevarica tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali.
Questi ultimi, con egoismo ed astuzia, creano nella fattoria un nuovo sistema totalitario, che riporta gli animali alle stesse precedenti condizioni, se non peggio.
I passati ideali di giustizia e libertà vengono dimenticati, e cedono il posto ad un governo fondato sull’ ipocrisia e la paura, sotto la guida del maiale Napoleon.
“Volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale: ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro“.
Libro: "Il mistero di Rue des Saints-Pères"
26 lug
Recensione: “IL MISTERO DI RUE DES SAINTS-PÈRES”, di IZNER CLAUDE
Protagonista inconsapevole della trama, la Tour Eiffel rappresenta la vera attrazione e il centro nevralgico dell’Esposizione Universale di Parigi (1889), evento attesissimo che – fra le altre cose – permette di effettuare un bilancio di tutte le invenzioni messe a punto nella fine del secolo.
I parigini, ammirati, salgono in massa sulla torre, come la povera Eugenie Patinot che, punta da qualcosa, si accascia a terra, priva di vita.
Dopo di lei seguiranno molte altre morti misteriose, sulle quali il libraio e improvvisato investigatore Victor Legris tenterà di fare luce.
La storia, piena di colpi di scena e molto ben congegnata, riesce a creare quella sfera di attesa propotente ed esigente degna di un giallo che si rispetti.
Libro: "Ti prendo e ti porto via"
7 apr
Recensione: “TI PRENDO E TI PORTO VIA”, di NICCOLÒ AMMANITI
Pietro Moroni aveva dodici anni e faceva la seconda media, era un ragazzo gentile ed educato, ma anche timido e docile. Forse proprio per il suo animo buono, retto e pio era diventato il bersaglio della banda di teppisti e suoi compagni di classe, guidati dall’autoritario ed indiscusso capo Pierini.
Ormai Pietro si era rassegnato, quando quelli decidevano di picchiarlo non c’era più niente da fare, subiva e basta.
Figlio di un padre incostante, assente e forse alcolizzato, vedeva nella madre una donna debole e incapace di prendere decisioni e nel fratello un ventenne pacioccone e infantile.
L’unica vera amica era Gloria; di lei si fidava ciecamente, erano cresciuti insieme fin da piccoli e ormai si conoscevano perfettamente l’un l’altro. E questo era forse l’unico aspetto di Pietro ad essere invidiato dagli altri; Gloria, la ragazza più bella di tutta la scuola e forse – addirittura – di tutta Ischiano Scalo, preferiva stare con il Cazzone, invece che con gli altri ragazzi più quotati!
Pierini non riusciva proprio a capacitarsi di questo fatto.
Graziano Biglia era invece un playboy da strapazzo, in paese nessuno osava contestargli il trono di miglior conquistatore e al bar si narravano ormai da tempo immemorabile i suoi successi e le sue avventure più incredibile, raccontate sempre con un misto di ammirazione e devozione degne del più grande campione olimpionico.
Le vicende di questi due personaggi, dopo un esordio “in medias res”, si incontrano e Ammanniti riesce ad intrecciarle perfettamente, formando una trama più che mai vera e coinvolgente, caratterizzata da un’anacronia iniziale.
Le uniche note dolenti sono forse le divagazioni, l’autore si spinge a delineare personaggi minori e scene frammentarie poco utili ai fini del romanzo e alla sua corretta comprensione.
Proseguendo nella narrazione Pietro si ritrova a dover fare i conti con le insidie della vita, ma – dopo una dolorosa iniziazione – riesce a svegliarsi, preservando comunque la sua naturale e ormai rara bontà.
Graziano invece si rende conto di non aver capito tutto della vita e, riscoprendo aspetti nuovi dell’esistenza, proprio quando credeva di essere riuscito a comprendere il suo scopo, la sorte gli gioca il più brutto degli scherzi, privandolo dell’ormai unica ragione che lo spingeva a non detestare la vita.
Il finale, ricco di colpi di scena e avvenimenti assolutamente inaspettati, lascia un po’ l’amaro in bocca; quasi come il finale di un’esecuzione, dove il batterista lascia presumere un ultimo colpo, atteso e imperdibile, che però non c’è, troncando inspiegabilmente la narrazione.
Libro: "Mare delle verità"
3 ott
Recensione: “MARE DELLE VERITÀ”, di ANDREA DE CARLO
Lorenzo Telmari è uno spirito libero, da un po’ di tempo vive in campagna per scrivere un libro; un giorno riceve una telefonata dal fratello e apprende che il padre, Teo, medico molto famoso, era morto. Precipitatosi a Roma si trova partecipe di un intrigo internazionale e, nello stesso tempo, di un’appassionata storia d’amore.
La causa di tutto è un documento scomodo bramato da molti. Lorenzo, accompagnato dall’innamorata Mette, deve risolvere strani indizi e complicati segnali.
Nella narrazione viene messa in risalto la differenza abissale fra i due fratelli. Fabio, politico, cerca in ogni modo di apparire e di mettersi in mostra; quasi alienato dal ritmo di vita e le mille cose da fare, non ha mai tempo per nient’altro che non sia la politica.
Lorenzo è invece un ex-skipper che vive a modo suo, rifiutando il conformismo e seguendo l’istinto.
De Carlo, con una narrazione molto semplice e fluida, ci regala un libro che tratta argomenti attuali come il sovraffollamento mondiale, l’AIDS, la chiesa e l’ingerenza della politica.