Il quarto potere, così viene anche appellata la stampa. In questi giorni si parla molto della sua importanza ed attendibilità, ma soprattutto della sua forza. Un paese veramente democratico deve poter contare su una pluralità di informazione, in Italia – invece – assistiamo a continue pressioni in senso opposto. Televisioni alla stregua di un’informazione di regime, scandali che in altri paesi fanno rizzare i capelli etichettati come gossip, prontamente scartati e sostituiti da servizi estivi, rubriche di cucina, o – sempre più spesso – da quegli insopportabili servizi di cronaca italiana, che ormai – nei tempi della globalizzazione e di un’”unità” internazionale così forte – suscitano vergogna in chi ogni tanto invece di sottomettersi all’informazione dell’intoccabile “missionario” Min Zo Lin, si sintonizza su emittenti inglesi o francesi. Non ci interessa la tragica fine del cittadino di Rieti colpito da un fulmine o l’epilogo irrisolto del solito delitto estivo; questo tipo di giornalismo non è più accettabile a livello nazionale, ma non è nemmeno accettabile un Presidente del Consiglio che attacca tutto e tutti, affermando che il 72% della stampa è contro di lui, dato estrapolato da non so quali astrusi e non riproducibili calcoli, visto che l’accusante è il possessore di decine di reti televisive (ultimo acquisto: un’emittente libica) e di altrettanti giornali e mezzi di informazione (Panorama, Mondadori, Il Giornale, ecc…).

Censura, Libertà di Stampa

La sua è una politica della paura, delle minacce, dei ricatti. Le denunce per milioni di euro destinate a “La Repubblica” e “L’Unità” ed il suo tentativo di acquistare “El Pais” dopo lo scandalo di cui era protagonista, ne sono le (lampanti) prove. Tutto ciò che non dice ciò che vuole Lui, è da debellare.

Da qualche mese, inoltre, è stato sostituito il direttore de “Il Giornale”. Non che il precedente, Giordano, non fosse al completo servizio del padrone, non sia mai! C’è però differenza di peso nelle sue manganellate rispetto a quelle dell’attuale direttore Vittorio (pardon, Littorio) Feltri. Il Giornale è ormai diventato (lo era anche prima, ma ha ricevuto ora la definitiva consacrazione) il “braccio armato” del Governo. Eh già, perché i colpi inferti dal manganello di Feltri non sono meno duri di quelli squadristi. Nel celebre attacco all’(ex) direttore dell’Avvenire Dino Boffo, Feltri esordisce con una terribile minaccia: “Iniziamo con Dino Boffo”, è proprio quell’”iniziamo” la nuova inquietante chiave di lettura, un messaggio, i destinatari ne conoscono la direzione ed il significato, una specie di avviso, «state attenti, noi abbiamo informazioni “pesanti” su ognuno di voi, se però fate i bravi vi risparmieremo».

L’informazione che si permette di andare anche un ciglio fuori dall’ottica del regime, è da eliminare. Si pensi ai recenti (durissimi) attacchi ad Annozero e al Corriere della Sera, alla (piccolissima) parte della Rai non ancora completamente votata ai comandi del Capo e ai presunti giornalisti anti-italiani, accomunare infatti alcune critiche al capo del Governo, anzi, non critiche, semplicemente divulgare sentenze, dunque non più idee, è una colpa, e che colpa! L’esatto opposto di un Governo democratico. L’Italia per “loro” è divisa in due, chi appoggia ciecamente il Governo (attuale, ovviamente!), oppure no. Le parole di un Ministro della Repubblica coi fiocchi, Brunetta, in un discorso tenuto circa due settimane fa, sono l’involontaria e perfetta esegesi di questo pensiero: «[...] i cattivi magistrati, i cattivi giudici, i cattivi sindacalisti, i cattivi giornalisti, [...], tutta questa (cattiva) parte dell’Italia, vada a morire ammazzata!».