Ultimamente si è instaurato un clima di terrore. I giovani che come me poche volte avevano dato un’occhiata al proprio futuro, all’improvviso si accorgono di avercelo a pochi passi. La protesta contro il decreto Gelmini è in realtà un’ingegnosa e fortunata campagna di sensibilizzazione, un momento di incontro e solidarietà grazie al quale ci è stato possibile prendere coscienza di ciò che sta accadendo. Si protesta contro i tagli chiudendo un occhio sulle altre castronerie, tra cui il grembiule.

Se fossi un genitore, mi sentirei profondamente offeso dalla scontatezza con cui viene supposto che mio figlio debba sentirsi meno valido di un altro bambino per il modo in cui è vestito. Mi si toglie il privilegio di trasmettergli il principio di reale valore di una persona. Credo che si sia persa la conoscenza di cosa significhi essere una persona. Quelli che non s’infuriano di fronte a queste balordaggini (tra cui svariate minacce) non lo fanno perché incapaci di comprendere cosa comporti essere un uomo.

Io credo che vogliano raschiare via quel po’ di umanità che ci è rimasta. Siamo risorse umane, enti e non più persone. Siamo economia. Ma a noi, che studiamo Socrate e leggiamo Comedìe, non puoi comprarci. Noi che ancora ci innamoriamo di Dostoevskij e divoriamo poesie di Baudelaire, noi non ci fregate.

[...] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico [...]

Piero Calamandrei, 1950