Recensione: “RATATAPLAN”, di Maurizio Nichetti
La trama sconclusionata, i visi intensi e fuori dal comune e la particolarità del muto ne fanno una fra le pellicole più visionarie e fantasiose del cinema italiano. Un film comico dove non ci sono battute, ciò che fa ridere sono le situazioni, i colori e l’eccezionale espressività degli attori.Maurizio Nichetti

La vita è dura per il giovane Colombo. Abita in un palazzo fatiscente, dove vivono una donna perennemente incinta, un maestro di ballo liscio, bambini urlanti ed una ragazza che colleziona stracci.
Lavora in un chiosco in cima ad una collina, fa parte della sfortunatissima compagnia teatrale “Quelli del grock”, e costruisce robot grazie alla sua mente geniale.
I personaggi non parlano. Urlano, schiamazzano, ma non una parola esce dalla bocca del protagonista, il quale in questo modo si ritaglia un mondo unicamente per sé stesso.
A dargli la spinta sarà la ragazza che colleziona stracci, che lo porterà in un magazzino pieno di vecchi vestiti, dove si rotoleranno insieme riscoprendo in modo inaspettato la felicità.