Recensione: “SI PUÒ FARE”, di GIULIO MANFREDONIA
Nello, malvisto dal sindacato, viene retrocesso ed esiliato in una cooperativa di malati mentali. L’iniziale scetticismo lascia spazio all’entusiasmo e al suo spirito costruttivo, e Nello inizia a socializzare con i suoi nuovi “dipendenti”, impegnati fino a quel momento in (inutili) attività assistenziali. Il nuovo direttore propone subito alla cooperativa di cimentarsi per la prima volta in un lavoro vero. Iniziano così a delinearsi i vari personaggi, le storie e i problemi di ognuno. Locandina "Si può fare" Nello, per niente scoraggiato ed intimorito da questi ostacoli (tutt’altro che insuperabili) raccoglie le idee di tutti e con entusiasmo esclama: “Si può fare!“.

I “soci”, dapprima scettici e quasi affezionati agli inutili (ma semplici e rodati) lavori assistenziali, iniziano a credere nel progetto, partecipando attivamente. La Cooperativa 180 (in onore della legge 180/78, di Franco Basaglia), inizia a respirare un’aria nuova, e ognuno trova un proprio spazio per esprimersi, anche non avendo le parole. La Cooperativa riesce ad andare avanti e a conquistarsi una fetta di mercato, e con essa anche i ragazzi iniziano a ritrovare la “normalità”, scoprendo le proprie potenzialità e riacquistando fiducia in loro stessi. Vanno a vivere da soli, riducono l’assunzione di psicofarmaci e cominciano ad avere i problemi delle persone “normali” (innamoramento, sesso, vita di coppia, vita sociale, ecc) ma l’aria idilliaca e perfetta di questo inaspettato cambiamento si dissolve improvvisamente, imbattendo in qualcuno troppo fragile per abituarsi così rapidamente a questa nuova vita. Emerge così anche il dramma dell’oppressione familiare e di una realtà poco incline all’accettazione del “diverso”, che si ferma spesso alle apparenze, rifiutando qualsiasi apertura verso chi più difficilmente riesce ad ambientarsi in questa società chiusa e menefreghista.

Il film, ambientato proprio negli anni in cui venivano chiusi i primi manicomi, si addentra in un mondo spesso trascurato dal cinema, fatto di esseri umani che provano sentimenti e vivono (almeno ci provano) come noi.

In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Franco Basaglia