Recensione: “DUE DI DUE”, di ANDREA DE CARLO
Guido e Mario nascono in una Milano satura di smog, tetra e monotona. Fin dal primo incontro c’è una certa affinità tra i due, Guido è un ragazzo affascinante, pieno di vita e sicuro di sé. Mario, molto più introverso e riflessivo, all’inizio si appoggia all’amico, lo segue incondizionatamente, ne ammira le sfaccettature e cerca di imparare dalle sue mosse.Due di due, Andrea De Carlo Nasce così una profondissima amicizia fra i due giovani, che condividono pensieri, riflessioni, la crescente insofferenza verso il mondo che li circonda, le prime contestazioni giovanili. “Due di Due” è la storia dell’amicizia, della crescita, della ricerca della propria strada.
Da subito cogliamo un’immagine di quello scarto doloroso tra la vita che il mondo ci impone e quella che noi vorremmo.

Le strade dei due amici, ad un tratto, si separano. Guido – sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, sorprendente, che potesse rompere quella monotonia permanente alla quale era abituato – parte, gira il mondo cambiando più volte lavoro, nazione, donna. Mario invece inizierà finalmente a crescere e ad imparare a costruirsi la propria vita nel modo più estremo e concreto possibile: ristrutturando con le proprie mani un casale, lontano dalla corruzione, dall’alienazione e dallo stress.
Guido va più volte a trovare Mario, riparte, ritorna, incapace di trovare la felicità e di aggrapparsi ad uno dei suoi equilibri provvisori, diventa scrittore e – dopo mille disavventure per riuscire a far pubblicare il suo primo libro – viene subito a contatto con il filtro di qualsiasi espressione genuina, sempre esasperata fino al grottesco, per renderla vendibile.

Libro assolutamente consigliato, soprattutto ai vari “Guido”, coscienti di essere unici ed infiniti nel loro stare al mondo e ai vari “Mario” (forse il vero eroe del racconto) ed a tutti quelli che, come lui, sanno amare gli uomini.