Recensione: “TUTTA COLPA DI MICK JAGGER”, di CYRIL MONTANA

Tutta colpa di Mick JaggerSimon è un figlio di “figli dei fiori”, sballottato nell’infanzia tra il nido dell’adorata nonna e asili per bambini di hippies, ed è cresciuto con tutte le dovute conseguenze. A 30 anni deve conciliare la sua già complicata vita sentimentale con l’inseguimento continuo di una madre che è un’inguaribile settantottina, che da vera bohemien gira per gli alberghi più costosi di Francia e che sostiene che le sue emicranie siano causate dal fatto che Mick Jagger si è impossessato della sua testa.

Attraverso una prosa piacevolmente sgangherata che si sviluppa tra flashback e monologhi interiori, Montana fornisce un delizioso ritratto di un immaginario ragazzo-frutto dell’amore libero, perseguitato da paure, manie e totalmente sconclusionato nelle sue avventure amorose, ridefinendo ironicamente l’eredità di quel ’68 tanto idealizzato dagli adolescenti.