Il solito cialtrone di turno…
Post con tag scuola
Siamo risorse economiche…!
23 dic
Ultimamente si è instaurato un clima di terrore. I giovani che come me poche volte avevano dato un’occhiata al proprio futuro, all’improvviso si accorgono di avercelo a pochi passi. La protesta contro il decreto Gelmini è in realtà un’ingegnosa e fortunata campagna di sensibilizzazione, un momento di incontro e solidarietà grazie al quale ci è stato possibile prendere coscienza di ciò che sta accadendo. Si protesta contro i tagli chiudendo un occhio sulle altre castronerie, tra cui il grembiule.
Se fossi un genitore, mi sentirei profondamente offeso dalla scontatezza con cui viene supposto che mio figlio debba sentirsi meno valido di un altro bambino per il modo in cui è vestito. Mi si toglie il privilegio di trasmettergli il principio di reale valore di una persona. Credo che si sia persa la conoscenza di cosa significhi essere una persona. Quelli che non s’infuriano di fronte a queste balordaggini (tra cui svariate minacce) non lo fanno perché incapaci di comprendere cosa comporti essere un uomo.
Io credo che vogliano raschiare via quel po’ di umanità che ci è rimasta. Siamo risorse umane, enti e non più persone. Siamo economia. Ma a noi, che studiamo Socrate e leggiamo Comedìe, non puoi comprarci. Noi che ancora ci innamoriamo di Dostoevskij e divoriamo poesie di Baudelaire, noi non ci fregate.
[...] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico [...]
Piero Calamandrei, 1950
Il nostro "caro" Kossiga…
22 nov
Il nostro “caro” presidente Francesco Kossiga non ha bisogno di nascondersi dietro una famosa “ipotesi”, lui è un uomo serio ed un vero maschio. In un’intervista del 23 ottobre improvvisa una mirabile lezione di guerriglia di stato, dove consiglia di picchiare le «maestre ragazzine», che fomentano secondo lui le folle, di «non avere pietà e mandare tutti i manifestanti in ospedale» e – soprattutto - «infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto».
Pochi giorni dopo la dichiarazione, a Piazza Navona, facinorosi militanti del Blocco Studentesco, armati di spranghe, caschi e mazze e – cosa più grave – dell’appoggio della polizia (che occulta manganelli e difende gli infiltrati), picchiano studenti disarmati e rovinano la pacifica manifestazione con un’intrusione chiaramente premeditata.
Come se non bastasse, il 3 novembre una trentina di fascisti, coperti da passamontagna, fanno irruzione negli studi Rai di Via Teulada, il mirino è la sede di “Chi la visto?“, che nella nella puntata del martedì precedente aveva mandato in onda filmati che ricostruivano le fasi immediatamente precedenti alle cariche in piazza Navona.
Ma il nostro “picconatore” Cossiga non molla e torna a colpire. In una lettera indirizzata al capo della polizia Manganelli espone il suo piano, preciso e dettagliato. L’ideale, spiega, sarebbe che «qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino fossero feriti o danneggiate, se fosse possibile, la sede dell’arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi». Secondo lui infatti «un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti».
Riassumendo la lettera: lasciateli fare casino, fateci scappare il morto, magari un bambino.
Insomma… come dice Robecchi de “Il Manifesto”, Kossiga si dimostra un nostalgico “macho-fascio”, che sembra quasi rievocare i fatti del maggio ’77, dove la studentessa romana Giorgiana Masi morì sul Ponte Garibaldi in circostanze molto simili a quelle augurate pochi giorni fa dallo stesso presidente dell’Interno di allora.
Differenze tra la Gertrude di Manzoni e "La monaca" di Diderot
21 apr
Gertrude, famoso personaggio de “I promessi sposi” e Suzanne, protagonista de “La Monaca” di Dederot, presentano alcune differenze caratteriali.

La prima, istruita inconsapevolmente ad una vita religiosa fin da piccola, cade nella trappola della monacazione per errori da lei stessa compiuti. Decide infatti di prendere i voti come soluzione alla situazione esasperante in cui il padre la fa vivere in casa.
Gertrude, dal punto di vista caratteriale, è molto arrendevole e si rassegna con facilità.
Suzanne, invece, combatte ferocemente contro la famiglia, per la libertà, consapevole del destino che l’attende. È forte e determinata e affronta gli oppositori senza paura. La sua incrollabile volontà di ribellione tuttavia non sortisce la liberazione.
La società delle famiglie fondate sul patrimonio è spietata ed entrambe le sventurate avranno una vita assai infelice.